Balbuzie
La balbuzie è un disturbo della fluenza verbale.
La balbuzie può essere vista come un disturbo in cui si intrecciano due fondamentali elementi estremamente connessi tra loro: le caratteristiche direttamente osservabili, relative alle alterazioni presenti nel parlato e le caratteristiche interiori del soggetto, riguardanti le sue reazioni ed esperienze attribuibili al disturbo.
La definizione che oggi gode di maggiore consenso è quella data dall’O.M.S. (ICD, 1977), secondo cui la balbuzie è un disordine del ritmo della parola, nel quale il paziente sa con precisione ciò che vorrebbe dire, ma nello stesso tempo non è in grado di dirlo a causa di arresti, ripetizioni e/o prolungamenti di un suono che hanno carattere di involontarietà.
Caratteristiche direttamente osservabili sono le disfluenze, cioè le interruzioni e i ritardi nell’esecuzione della pianificazione linguistica. Le disfluenze non sono proprie soltanto del balbuziente, ma possono essere presenti anche nel parlato di un soggetto fluente. La valutazione di anomalia delle disfluenze tipiche della balbuzie avviene per caratteristiche quali la frequenza, il tipo, la durata e la collocazione.
Una caratteristica importante della balbuzie è l’incontrollabilità da parte del paziente, in quanto sa ciò che ha intenzione di dire, ma può non riuscire a dirlo per la mancanza di controllo sui propri organi articolatori.
Altra caratteristica è la tensione, la quale si può manifestare con una serie di attività accessorie: suoni distraesti (ad esempio, deglutire, fischi, respirazione rumorosa, click); movimenti accessori e parassiti: possono interessare la mimica facciale (movimenti a livello delle labbra, tensioni dei muscoli masticatori, movimenti incoordinati della mandibola, protrusione della lingua, sbattere gli occhi o chiuderli parzialmente), la testa (girare la testa per distogliere lo sguardo dall’ascoltatore) o i segmenti corporei (movimenti generali del corpo, battere il piede, oscillare, eccessivi movimenti delle mani…).
La balbuzie porta il soggetto a uno stato emozionale negativo, caratterizzato da sentimenti quali insicurezza, frustrazione, ansia, paura, vergogna, ira.
La balbuzie è caratterizzata da una grande variabilità, in quanto la comparsa di episodi di disfluenza non è prevedibile in termini assoluti, poiché le persone che balbettano lo fanno in modo diverso a seconda delle situazioni comunicative e dei compiti linguistici, ma questi soggetti non necessariamente incontrano tutti e sempre le stesse difficoltà nel produrre le medesime parole, questo si dimostra valido perfino per una stessa persona.
La sommatoria delle caratteristiche proprie della balbuzie spesso è causa dello sviluppo di un’attitudine comunicativa negativa nelle persone che balbettano, con la conseguente tendenza di questi soggetti ad attuare rinunce, deleghe ed evitamenti nel proprio comunicare quotidiano.
Qualche dato...
Non sono presenti informazioni certe sulla causa del disturbo. Tra le ipotesi maggiormente accreditate si ritiene che la balbuzie venga trasmessa prevalentemente per via genetica, tanto che il 75% dei balbuzienti ha parenti che balbettano e le probabilità di avere un figlio che balbetta sono 5-6 volte maggiori se uno dei due genitori presenta il disturbo.
La balbuzie risulta essere un disturbo riconosciuto a livello mondiale, senza distinzioni di cultura o appartenenza etnica.
Prevalenza: l’1% della popolazione mondiale balbetta in un dato momento.
Incidenza: il 5% della popolazione ha balbettato nel corso della propria vita.
La balbuzie colpisce in particolar modo il sesso maschile: rapporto maschi/femmine di 2:1 sotto i 4 anni, 4:1 in età adulta.
Insorgenza
L’insorgenza si situa solitamente nell’età prescolare. In particolare il disturbo si manifesta tra i 16 e i 66 mesi di età con una media e mediana che si aggira intorno ai 33 mesi. La balbuzie è caratterizzata da un forte tasso di guarigione spontanea, il quale interessa 4 bambini che hanno iniziato a balbettare su 5. La remissione spontanea avviene entro i primi 5 anni dalla comparsa della balbuzie, con un picco entro i primi 3 anni (circa il 75% dei bambini).
Quindi un bambino nel quale insorge la balbuzie, ha il 20% di possibilità di cronicizzare, questa percentuale aumenta tanto più ci si allontana dall’insorgenza del disturbo congiuntamente a una forte predisposizione genetica.
Cosa fare?
Se il tuo bambino inizia a balbettare è importante richiedere una consulenza logopedica. Nella maggior parte dei casi si tratterà di balbuzie fisiologica e il logopedista ti darà dei consigli utili per gestire la situazione. Potrebbe trattarsi anche di una balbuzie che si andrà a consolidare, a maggior ragione un intervento precoce può migliorare la prognosi del disturbo.
Il logopedista si occupa della valutazione e del trattamento logopedico della balbuzie in età evolutiva ma anche in età adulta. È importante ricordare che nella balbuzie il trattamento logopedico non è esclusivo, in quanto la balbuzie non è solo un disordine del linguaggio, ma è anche un disturbo che interessa la sfera comunicativa, emotiva e comportamentale. Pertanto al lavoro del logopedista è bene affiancare un lavoro di tipo psicologico con un professionista esperto.
